Legno locale in un mercato globale che cambia
Giovedì 29 maggio presso la Scuola Forestale di Ormea (CN) si è svolto il congresso “Pianificazione, uno strumento di gestione fondamentale per il territorio”: in rappresentanza della Federazione Filiera Legno sono intervenuta parlando di “Legno locale in un mercato globale che cambia”.
Il bosco italiano occupa più del 30% della superficie nazionale (oltre 10 milioni di ettari) e il 63,5% della superficie forestale è di proprietà privata: uno dei primi argomenti da trattare è quindi quello della polverizzazione. Di cosa parliamo? Del fatto che non abbiamo grandi superfici boschive gestite in modo unitario, ma tante piccole particelle la cui gestione è complessa. Ogni piccolo proprietario gestisce – o non gestisce – il proprio appezzamento; molti non abitano in zona e i terreni sono generalmente abbandonati, con rischio di incendi o malattie. Diventa quindi difficile effettuare una gestione forestale sostenibile o creare una filiera del legno competitiva, mancando la visione d’insieme.
Bisogna anche tener conto della viabilità forestale: senza strade che permettano di entrare con i mezzi diventa complesso tagliare gli alberi in modo selettivo per mantenere il bosco sano, raccogliere legname senza danneggiare il suolo, prevenire incendi o malattie. È un lavoro che deve essere svolto seguendo una pianificazione del territorio, decidendo dove servono gli interventi e come integrarli con le altre attività. Molto è stato fatto a livello legislativo, ma mancano definizioni chiare: ad esempio, nove Regioni non riportano definizioni di viabilità, creando confusione su cosa sia possibile o non sia possibile fare quando si costruisce o si sistema una strada forestale.
Diventa quindi fondamentale sensibilizzare professionisti, industria e committenti sul fatto che il legno italiano offre prestazioni analoghe ai materiali esteri.
Un’opportunità interessante in questo senso sarà l’introduzione, dal 1° dicembre 2025, della possibilità di registrare un’Indicazione Geografica Protetta (IGP) anche per i prodotti artigianali e industriali. Questo nuovo strumento, valido in tutta l’Unione Europea, potrà valorizzare a livello internazionale i territori e le produzioni locali legate al legno.
Uno sguardo al mercato internazionale mostra dinamiche di prezzo in evoluzione: l’abete rosso è in aumento (+9,2% rispetto al 2024), il faggio è in calo (-3,2%), mentre la quercia continua a crescere.
Secondo l’indagine di Holzkurier, per l’89% degli operatori tedeschi i prezzi del tondame resteranno stabili o in crescita, spingendo le aziende di prima lavorazione ad anticipare gli acquisti, con conseguente pressione sui prezzi.
È importante sottolineare che l’attuale aumento non è dovuto a una maggiore domanda, ma alla scarsità della materia prima, legata a fattori biologici e ai cambiamenti climatici, che colpiscono in particolare l’abete rosso.
In conclusione, le politiche ambientali dedicate al clima avranno nel breve periodo un’influenza diretta e sempre maggiore sui comparti manifatturieri, influenzando i sistemi di programmazione industriale e indirizzandoli verso specie anche diverse da quelle oggi maggiormente utilizzate a livello commerciale.
I marchi IGP di prodotto potranno essere un modo per privilegiare le filiere di prossimità, rendendole protagoniste nel raccontare il territorio e i vantaggi dell’uso del legno. Sicuramente, in un nuovo quadro di equilibrio internazionale, l’utilizzo delle risorse nazionali boschive non è un’opzione, ma una necessità per tutto il settore.
di Claudia Priola
Legnami Priola