Legno: prezzi in ascesa in questo inizio 2025
Stretti fra una carenza di tronchi e segati e il conseguente aumento dei listini internazionali, i produttori italiani di pallet e imballaggi industriali si contendono con il mondo dell’edilizia e dell’arredo volumi e assortimenti. Conlegno, che riunisce oltre 2.000 aziende del packaging e dei pallet in legno, ha più volte nei mesi scorsi lanciato l’allarme sul rischio che non ci sarebbe stato “abbastanza legno” per tutti e per tutto in occasione dei frequenti incontri nelle varie regioni d’Italia. Nuova tappa è quella del 28 marzo a Carlentini (SR) in Sicilia con al centro proprio il tema se ci sarà abbastanza materia prima legno in futuro.
Le previsioni del Centro Studi di Conlegno erano di medio periodo, ma l’andamento dei fenomeni negativi si sta drammaticamente intensificando: prendendo in esame il caso del Trentino, dove prima della tempesta Vaia si tagliavano tronchi per avere legname da opera per 500mila metri cubi: oggi si arriva a 250mila e si spera di arrivare nel 2025 a 450mila metri cubi, ma con una capacità produttiva post Vaia di 1.200.000 metri cubi (mancano 750mila metri cubi di tronchi all’appello), a causa di un secondo fenomeno ambientale: l’infestazione dell’insetto bostrico che riduce qualità e quantità. Sempre in Trentino, dal 2021 l’aumento della capacità di produzione delle segherie dotate di tecnologie 4.0 ha permesso di valorizzare un grande volume di alberi abbattuti, di acquistare direttamente tronchi dall’estero, di tenere bassi i prezzi, di rifornire il mercato italiano di segati. Non basterà in Trentino l’impegno della Provincia autonoma di programmare tagli nel 2025 per almeno 450mila metri cubi. Le difficoltà legate ai tronchi nazionali e la minore disponibilità di tronchi dai fornitori austriaci e tedeschi saranno un serio problema per tutte le imprese di prima lavorazione e le aste dei lotti boschivi nazionali rappresenteranno guerre al rialzo dei prezzi. Anche la Svizzera è uno dei fornitori del mercato italiano, ed anche nel Paese alpino il clima rema contro: l’eccesso di precipitazioni rende difficile la raccolta, come i danni da insetti e la riduzione delle scorte nel 2024.
"Il fabbisogno italiano annuo di legno di conifera è di 4 milioni di metri cubi – ricorda il Centro Studi di Conlegno – e la produzione italiana, fra cui quella trentina, mitiga il nostro rischio di importare l’80% di ciò che ci serve, ma quando anche i fornitori esteri riducono la disponibilità di legname, la nostra esposizione agli effetti dei rincari aumenta inevitabilmente."
L’industria forestale della Repubblica Ceca è uno dei principali fornitori di tronchi di Austria e Germania, a loro volta i nostri primi fornitori di segati. A febbraio 2025 è arrivato l’annuncio che il ministero dell'Agricoltura ceco, varie associazioni dell'industria del legname e delle costruzioni e le Camere di commercio hanno concordato di aumentare il valore aggiunto nazionale creato dalle foreste ceche e di promuovere l'edilizia in legno per un periodo di tempo limitato riducendo le esportazioni (stiamo parlando di circa 2 milioni di metri cubi di tronchi che nel 2024 hanno viaggiato dalla Repubblica Ceca verso l’Austria e che rischia di diminuire drasticamente nel 2025). Sempre a inizio anno, 20 segherie svedesi hanno rallentato o sospeso la produzione per un volume di 4,5 milioni di metri cubi a causa di prezzi in salita dei tronchi e difficolta di taglio a causa di avverse condizioni meteo: in 4 anni, il prezzo del legname svedese è raddoppiato. Adesso sta succedendo anche in Italia e i prezzi stanno andando alle stelle: da 25 euro al metro cubo bordo strada (si pensi che i tronchi di Vaia si compravano sotto i 15 euro al metro cubo), si sta salendo a 90 euro a metro cubo bordo strada. Considerando che il pallet è fatto per il 75-80% di legno, anche per questi prodotti la materia prima costerà tre volte tanto.
Clima, domanda debole, prezzi elevati e costi in salita non sono gli unici fenomeni a ridurre la disponibilità di legno: l’incognita dei dazi americani e il rallentamento del mercato cinese dell’edilizia possono aumentare la disponibilità di tronchi ma non abbassare i prezzi, infatti i produttori europei nel 2024 hanno venduto al gigante asiatico 2,9 milioni di metri cubi, con un calo di quasi il 50% rispetto al 2023 che ha portato il vecchio continente a contribuire per il 12% alle importazioni di legname. Le Germania è stato il primo esportatore a Oriente, ma il Paese si trova oggi a dover fare i conti con una bassa disponibilità di materiale dovuta a insetti che riducono la qualità dei tronchi e inibiscono l’abbattimento. Per l’imballaggio industriale occorre aggiungere il monitoraggio del mercato dell’Osb per lo più europeo e del compensato, che dopo il divieto del compensato di betulla russa, si è orientato verso il compensato di pino eliotti dal Brasile o compensato dalla Cina. Rispetto al 2024 nei primi mesi del 2025 l’Osb per rimballaggio industriale è in aumento del 20% per un rialzo generale dei costi di produzione e molto materiale che sta andando verso gli Usa dall’Europa (non ancora colpita dai dazi di Trump sul legno), mentre il compensato di pino eliotti rispetto al 2024 i primi mesi del 2025 è tendenzialmente stabile, ma c’è preoccupazione per l’azione antidumping che avrà il suo esito in autunno di quest’anno (infatti a marzo 2025 c’è stato l’annuncio da parte della Ue dell’inizio di un’azione antidumping su compensato di conifere dal Brasile).
Questi fenomeni spiegano il recente costante aumento dei prezzi ma non permettono di estendere le previsioni oltre giugno: infatti, come sottolinea il Centro Studi di Conlegno, prezzi e disponibilità dipendono dagli andamenti della domanda di edilizia in legno in Europa e nel resto del mondo, e soprattutto dalla produzione delle grandi segherie europee che esportano. Il fabbisogno italiano di 4 milioni di metri cubi va ripartito al 75% ai produttori di pallet e imballaggi in legno e al 25% ai produttori di edifici e tetti: inevitabilmente il settore del packaging è quello destinato a soffrire maggiormente. Il fatto che con il sistema Epal gli italiani abbiano buoni livelli di riutilizzo del bancale in legno non basta. Con una produzione di pallet Epal di circa 6,5 milioni di pezzi, una riparazione di circa 5,3 milioni, si copre una parte del fabbisogno di un sistema industriale e commerciale forte nell’export; la riparazione è cresciuta del 4% nel 2024 sul 2023, ma soddisfa solo una parte del fabbisogno di 2,3 milioni di tonnellate di legno di conifere. Senza contare la necessità dei produttori di imballaggio industriali che è di 1,1 milioni di tonnellate che serve quasi integralmente l’export verso destinazioni extra-europee. Una soluzione può essere la valorizzazione del patrimonio nazionale, che sembra la strada più concreta e promettente (anche se non la più immediata), e parallelamente puntare fortemente sul recupero e il riciclo del legno. L’alternativa è una costante e crescente esposizione al rischio di importazione sul piano sia dei volumi, sia dei prezzi. “Forse siamo stati drogati da prezzi per pallet da tempesta (come Vaia) e legname bostricato, cioè un’economia che nel settore pallet permetteva di andare sotto costo perché l’obiettivo principale era togliere i tronchi dalla foresta per utilizzarli e non farli marcire. Ora siamo in un’economia di nuovo normale dove domanda e offerta fanno il prezzo dei tronchi del mercato”, ha commentato il segretario generale di Conlegno, Sebastiano Cerullo. “Forse a giugno con i prezzi che arriveranno andremo verso una normalità di mercato e non si tratterà certo di una speculazione, ma la fine dell’era del legname danneggiato da tempesta o da bostrico”, ha aggiunto, spiegando che, “a questo punto, vedendo quello che sta succedendo nelle aste dei lotti boschivi in Trentino mi viene da dire che in Europa questi aumenti erano già in corso dall’autunno 2024 ma in Italia arrivano solo adesso che sta finendo il legname di Vaia e bostricato che ha permesso di tenere i prezzi bassi. Ecco la ragione di questo slittamento dei tempi. C’è un riallineamento dei prezzi dopo la tempesta e il bostrico”. Infine, ha concluso Cerullo, “la situazione attuale è particolare, dobbiamo quasi ringraziare che l’economia non riprenda celermente sennò ci troveremmo come nel 2022 senza legno”.
di a cura della redazione