L’industria forestale contro la crisi
A fine marzo, Il Sole 24 Ore ha accolto in un articolo alcuni dati e nostre considerazioni in merito a fatti e tendenze che determinano i livelli di servizio, i costi e la competitività di EPAL — il cui Comitato Tecnico opera in seno a Conlegno — e dei produttori di packaging industriale.
La mancanza di tronchi e segati e la crescita dei listini mondiali hanno un impatto diretto su produttori e riparatori di bancali e imballaggi in legno. In pratica, sono altri settori della filiera i nostri nuovi concorrenti, che possono pagare prezzi più alti e internalizzare almeno in parte i rincari delle materie prime: edilizia e arredo.
Più volte sulla nostra rivista e presso altri media abbiamo avvisato del rischio di non avere abbastanza legno, e lo stiamo ribadendo negli incontri del nostro roadshow in tutta Italia: il legno può mancare perché l’offerta si contrae e/o perché qualcuno è disposto a pagarlo di più. Le 1.300 aziende del packaging non riescono a scaricare a valle gli incrementi, per la struttura intrinseca dei prodotti.
A ciò si aggiungono i danni ambientali provocati dagli infestanti del legno, che riducono la disponibilità di materia prima a causa della diffusione legata alla tempesta Vaia, i cui effetti erano noti come di medio periodo. Il cambiamento climatico, inoltre, sta rallentando la raccolta e, anno dopo anno, le scorte lungo la filiera si assottigliano.
Il nostro Paese richiede softwood per 4 milioni di m³ destinati sia al packaging sia all’edilizia, ma è proprio l’edilizia — insieme all’arredo — il settore con la maggiore capacità di spesa. Quando Paesi come la Repubblica Ceca promuovono la destinazione dei tronchi al mercato delle costruzioni, oppure quando le segherie svedesi rallentano o sospendono la produzione, il materiale scarseggia e il prezzo aumenta.
Nell’articolo del quotidiano di Confindustria vengono evidenziati tutti i fattori concomitanti che incrementano i prezzi e riducono le disponibilità: il nostro settore “compra” il 75% di quei 4 milioni di m³.
Siamo i primi in Europa nella riparazione e nel riutilizzo di EPAL, con una produzione di 6,5 milioni di pezzi e una riparazione di 5,3 milioni, ma ciò non basterà a coprire il fabbisogno di 2,3 milioni di tonnellate di legno di conifere. A questo si aggiungono 1,1 milioni di tonnellate per l’imballaggio industriale, primo e più importante vettore del nostro export di meccanica e impiantistica.
Contro la deriva di prezzi e volumi, occuparsi delle nostre foreste sembra una strada obbligata.
di Sebastiano Cerullo